Pubblicato da: thinkingbox | 2 gennaio 2010

Hi, there!

Come di consueto abbiamo speso le vacanze di Natale in Italia, in un’orgia laica di festeggiamenti, amici che non vedevamo da tempo, pianti familiari e cosi’ via.

Io sono ritornato qui il 29 dicembre, mentre S. e i bimbi arriveranno il 6 gennaio. Viaggiare 2 giorni dopo il fallito attentato sul volo per Detroit mi ha fatto un certo effetto, ma le cose sono andate diversamente da come mi aspettavo:

  • Al checkin una ragazza stitica si stupisce delle mie domande sulle procedure di sicurezza, tanto io vado in Canada, no? Io volevo solo sapere se dovevo affrettarmi o potevo stare un po’ ancora con S., mia sorella e mio nipote e non sono cosi’ sicuro che un terrorista faccia una differenza incredibile tra Toronto e Buffalo.
  • Tutto fila liscio come l’olio, anzi devo dire che i controlli mi sembrano piu’ rilassati rispetto al solito, e lo stesso dicasi per Francoforte, dove ho la coincidenza per Toronto.

Ho saputo poi che nel pomeriggio l’area di checkin dove sono passato io e’ stata chiusa per una finta bomba. Andiamo bene. Mi immagino che adesso la situazione sia peggiorata, vediamo che dice S. quando torna.

Entrambi i voli sono miracolosamente in perfetto orario. Il personale di volo della Lufthansa e’ gentilissimo e sorridente, una boccata di ossigeno rispetto ai Borg di Air Canada e US Airways. Dopo la debacle dell’andata, in cui il mio monitor non ha funzionato per tutto il volo, questa volta mi godo i film a disposizione. Grande delusione: non c’e’ “Gran Torino”. Vabbeh.

Nonostante l’intrattenimento il volo e’ infinito. Passeggio per i corridoi di un Airbus strapieno e nessuno mi guarda con sospetto. Meglio cosi’.

Attraversiamo lo strato di nuvole a Toronto e siamo immersi nel grigio: me l’aspettavo, ma mi fa sempre un po’ l’effetto contrario di Trinity che attraversa lo strato di nuvole e per la prima volta vede il sole poco prima di schiantarsi nella citta’ delle macchine di Matrix. Inciso: dopo questa citazione colta non vorrei che si pensasse che sono un fanatico di Matrix, sul quale condivido un giudizio espresso anni fa da un caro amico => “una cagata, ben confezionata e spettacolare, ma pur sempre una cagata”.

Atterriamo e mi sento piu’ leggero. Mi affretto verso l’immigrazione, dove giungo dopo una serie di corridoi nei quali falcata dopo falcata riattivo piu’ o meno ogni muscolo rattrappito dal volo. E qui il miracolo si compie ancora una volta: il poliziotto, una quarantina d’anni, faccia da Western alla Sergio Leone, mi guarda e sorridente mi dice “Hi, there!”. Vorrei abbracciarlo e stampargli un bacio sulla guancia.

Ogni mio ingresso in Canada in questi 4 anni e’ stato accompagnato da cordialita’ e gentilezza, anche quelli dove dovevo fare nuovi documenti per l’immigrazione. Anche se le cose sono (erano?) migliorate negli States negli ultimi tempi, l’approccio e’ completamente diverso e credo che cio’ non impedisca ai Canadesi di fare il loro lavoro. D’altro canto, io non ho mai viaggiato in Israele, ma un amico che ha fatto il dottorato a Gerusalemme durante la prima Intifada, mi conferma che il loro approccio negli aeroporti e nei checkpoint e’ molto duro e pare anche molto efficace: come conferma anche questo articolo dello Star, l’idea e’ quella di mettere a disagio o quantomeno pungolare le persone che passano attraverso un checkin per valutare la loro reazione e cogliere segni di stress. Pare che funzioni. Io sono allergico alle autorita’ e verrei forse continuamente arrestato per niente. 🙂

PS: purtroppo le mele bacate esistono dappertutto, e non tutti i funzionari dell’immigrazione o forze dell’ordine sanno mantenere la calma e fare il loro lavoro decentemente, al servizio del cittadino. Ne sa qualcosa Robert Dziekanski.

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Responses

  1. bello l’articolo dello Star. pero’ credo che il problema negli USA (in Canada non son mai stato) e’ che il personale di sicurezza e’ fatto di bambaccioni senza addestramento. hai idea di cosa costerebbe dargli quei rudimenti di psicologia per il profiling? piu’ di quanto siano disposti a spendere. non voglio generalizzare, ma negli USA ho visto agenti di sicurezza ai controlli a cui non affiderei manco un carrello della spesa.

    saluti

  2. io sono appena tornato da 5 giorni a Budapest con 19 miei amici..abbiamo noleggiato 2 furgoni per il trasporto e sembravamo dei profughi..tutto sommato alle frontiere grossi inconvenienti non ci sono stati nonostante una guardia ungherese in dogana ci abbia chiesto se trasportavamo eroina o cocaina,oppure panettoni italiani..alla stessa dogana 3 volte controllo dei documenti e perquisizione bagagli..ma con il trattato di Shengen mica erano state tolte tutte le dogane?Budapest è stupenda..fatti un weekend appena riesci..buon anno giuly un abbraccio e buon lavoro!

  3. Priviet…
    questo mi dicevano quando ogni 2 settimate tornavo a Mosca, ma nonostante questo saluto amichevole, e la mia calma faccia da bravo bambino ( forse una volta ) non impediva il regolare ribaltamento della valigia e della borsa dove tenevo i due computer, e tutte le volte dovevo spiegare perchè avevo cosi tanta tecnologia con me…
    per questo io arrivavo sempre in aeroporto almeno un’ora prima del normale.
    per fortuna ( ma con nostalgia) non volo più da molto tempo , penso che dopo natale deve essere un incubo transitare per aeroporti.
    Ciao

  4. @Diego: hai ragione da vendere, smoke & mirrors, security theatre a go-go…

    @Ben: avrei voluto vedervi con i 2 furgoni alle prese con i funzionari ungheresi. 🙂

    @Giovanni: posso immaginare. Ma che caspita andavi a fare a Mosca?!?

  5. il primo commento è di complimenti al titolare del blog. Poi a quel signore così triste di stare in Italia vorrei far notare che tutti i posti sono belli o brutti a seconda di cosa e chi ci circonda. Anche Shakespeare non amava Stratford-on-Avon e allora ambientò molte delle sue opere in Italia, forse perchè odiava il freddo e pensava che a Venezia o a Verona facesse più caldo il che, era ed è anche vero. Saluti

  6. @old owl (ovvero tu che porti il mio nome, di cui io sono solo un usurpatore ereditario): si’, hai ragione, ovviamente. Conosco tanti Canadesi che farebbero carte false per venire a vivere in Italia e non mi capiscono. Poi gli spiego 2 o 3 cosette e non cambiano idea, ma quantomeno un’espressione di sconcerto sul volto gliela leggo…

  7. sto cominciando a capire. Ci vuol pazienza con me. Saluti


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