Pubblicato da: thinkingbox | 22 aprile 2010

La mancata defenestrazione e il travaglio

Nota: segue linguaggio blandamente colorito, astenersi se schizzinosi

Stamattina sono stato testimone di una vicenda dall’elevato valore sociologico e antropologico.

Sono sul treno delle 8:47 diretto a Toronto, il solito treno rigurgitante pendolari che come me si riversano dalla periferia middle-class nel ventre della citta’. La carrozza e’ normalmente affollata (mi e’ capitato di stare in piedi una volta sola da che uso il treno tra Port Credit e Toronto, 1 volta su quasi 2 anni e mezzo), ho anche un posto discreto di corridoio, dove ho un po’ piu’ di spazio per le gambe. Tutto calmo come al solito, c’e’ un silenzio agghiacciante sui treni canadesi.

Il treno parte e dopo poco sento una fastidiosa musica gracchiare dalle cuffiette di una ragazza alle mie spalle, a un metro e mezzo da me. Non vedo lei, ma dalle scarpe intuisco che si tratta di una ragazza. Penso: complimenti, se nonostante le cuffie sento da qui la tua melma musicale con il treno in movimento, tu come minimo hai gia’ avuto dei seri danneggiamenti al timpano. Consolante.

Penso che la rincoglionita abbia ulteriormente aumentato il volume: inizia veramente a essere fastidioso. E infatti vedo gente che inizia a voltarsi, scuotere la testa, ecc. Notare che nonostante gli sporadici studenti universitari, la gran parte della mandria (di cui faccio parte) e’ in quella vasta fascia d’eta’ e di composizione sociale che sa di bambini-villetta-vialetto-giardino e cosi’ via. Presente American Beauty? Ecco. Immagino che la cosa sia sconvolgente per i piu’. I tipici canoni sociali canadesi sono improntati al riserbo e alla compostezza, in special modo quando si manifestano in un contesto sociale di questo tipo.

Il mio orecchio sensibile non puo’ non notare la schifezza assoluta della roba che la minchiona sta ascoltando, orrida via di mezzo tra pop e dance music di quarta categoria (al cui confronto persino Lady Gaga sembra Mussorgski).

Passano altri due minuti e un vicino dell’imbecille le dice in modo scocciato se puo’ abbassare il volume, non e’ la sola sul treno, ecc. Lei non fa una piega. Che stronza, penso io, speriamo che qualcuno chiami il personale del treno e che gliene cantino quattro.

Ebbene, qualcuno ha veramente chiamato il cosiddetto “Customer Ambassador”, una ragazza esile che chiede alla tizia di abbassare il volume. Lei, questa volta, non puo’ non impegnare il suo unico neurone nel rispondere all’ambasciatrice, facendo finta di non capire in prima istanza (probabilmente stordita dalla nefandezza delle porcate che ascolta) e poi dice, testualmente: “Beh, questo e’ un mezzo pubblico, no? E quindi io ascolto quello che mi pare.” Segue una serie di argomentazioni in cui comunque il troll non recede di un millimetro.

Pregusto gia’ quello che accadra’: la subumana verra’ fatta scendere tra i sospiri di approvazione dei presenti. E invece, con mio enorme stupore, non succede niente: di fatto l’ambasciatrice spiega poi a un’altra passeggera che lei non puo’ fare niente, non puo’ costringere l’idiota a scendere, ci conviene portare pazienza.

Sono allibito. In Italia penso che l’escremento di topo sarebbe stata defenestrata da un pezzo, se non dal capotreno da un bell’impiegato bergamasco legaiolo sulla cinquantina, dotato di mani che assomigliano piu’ a badili che altro, che poco tollera queste cosucce. Di colpo provo un intenso senso di nostalgia nei confronti del suddetto impiegato bergamasco.

Scendendo rivolgo un bello sguardo pieno di odio nei confronti dell’androcchia, io come il resto del treno (la stolida non scende a Toronto ma prosegue verso il nulla di Scarborough) e non avendola vista prima scopro alcune cose:

  • e’ obesa
  • e’ di colore

Mi chiedo se nella mancata reazione (idealmente violenta) da parte sia dell’ambasciatrice che dei presenti non ci sia anche un anti-razzismo di riflesso, in questo caso totalmente fuori luogo. Probabilmente no, ma il dubbio mi rimane. Comunque sia, a prescindere da peso e colore della pelle, la platelminta ipertrofica avrebbe dovuto essere spalmata su un muro. Ieri sera ho finito Uomini che odiano le donne e penso che nel caso specifico della schifezza umana che ho incontrato oggi forse Martin Vanger aveva l’approccio giusto.

Chiudo questa prosa raffinata con un annuncio. Finalmente siamo usciti con il catalogo inglese di ThinkCode.TV e c’e’ qualche speranza di riuscire a scrivere un pelo di piu’. La fatica e’ stata mostruosa, soprattutto durante il weekend e fino a mercoledi’, giorno del lancio ufficiale. Sono commosso dall’apporto di S., fantastica scrivana di sottotitoli. Alla fin fine il piu’ scocciato e’ stato A., ignorato per tutto il weekend. Devo recuperare.

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Responses

  1. è come con Balottelli. Siccome è nero, tutti pensano “poverino”. Invece è un nero antipatico e maleducato così come la ragazza del treno. Abbiamo la coda di paglia per il comportamento dei nostri anchestors nei confronti dei coloured ?
    Mah…

  2. Non penso di essere d’accordo. Mi sembra il contrario. La reazione nei confronti di Balottelli (che sembra onestamente uno str… attaccabrighe, infantile e arrogante) e’ esacerbata dal fattore etnico/razziale, mentre la reazione nei confronti della mia minchionica e’ stata forse attenuata dallo stesso. Mi sembrano due reazioni diametralmente opposte, entrambe sbagliate, ma se proprio devo scegliere tra le due preferisco quella canadese (cioe’ ingiustamente attenuata).

  3. Dovevi dirgli o scrivergli questo:
    “Listening to loud music in a public place doesn’t make you fat cool but fucking annoying!!”
    Per chi non conosce l’inglese:
    “Ascoltare musica ad alto volume in un luogo pubblico non fa di te una fica pazzesca, ma una fottuta scocciatrice!!”
    Ciao dall’Olanda.


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