Pubblicato da: thinkingbox | 9 gennaio 2011

Che botta!

Anche quest’anno siamo venuti in Italia per passare il Natale tra famiglia e amici. Per tutta una serie di motivi non abbiamo potuto prendere il biglietto con un buon anticipo e ci siamo ritrovati a viaggiare attraverso gli States. Nonostante le mie ansie per i famigerati palpeggiamenti della TSA, in realta’ e’ andato tutto bene e ho trovato persino dei poliziotti sorridenti.

Qualche aneddoto degno di nota:

  • Arriviamo al checkin della Continental il giorno della partenza e una signorina gentile ci chiede: avete l’ESTA? Panico. Non so di cosa parli. Poi capisco e mi ricordo che 2 anni addietro avevo compilato un form online per andare negli US, ma comunque in frontiera avevamo dovuto fare i famigerati tagliandi verdi. Bene, quello e’ l’ESTA. E’ ancora valido? Non so. La signorina: oh beh, non c’e’ problema, tanto se non l’ha fatto o non e’ piu’ valido il terminale me lo dice e non posso imbarcarla. PANICO! Per fortuna invece e’ tutto a posto. Oh, questo ha senso. Mi chiedo se anche in frontiera a Niagara Falls sia la stessa cosa. Non sarebbe male saltare la coda bastarda di ore e ore per ottenere lo stramaledetto visto turistico, ma penso che non sara’ cosi’, visto che ti prendono comunque le impronte digitali e ti fanno la foto.
  • A zonzo per Milano e la Brianza tutto sembra piu’ o meno uguale. Mi sembra che quest’anno ci siano stati meno cambiamenti rispetto all’anno scorso. Meglio cosi’.
  • Quando vivi in una nazione che parla una lingua diversa dalla tua, per quanto bene tu la conosca e’ piu’ facile isolarsi e non ascoltare il casuale chiacchericcio di sottofondo. Ogni volta che torno in Italia mi rendo conto di quanto imbecilli siano i discorsi casuali che ti capita di sentire girando tra la gente. Non credo che i Canadesi siano meno imbecilli, ma e’ migliore il mio filtro, riesco a isolarmi piu’ facilmente. Oh, e non credo di essere esente dall’imbecillita’ a mia volta. Forse.
  • A proposito di imbecilli, il viaggio di ritorno e’ stato caratterizzato dalla presenza di A.T. (sigh, so pure il suo nome), un improbabile lombardo con casa in Costarica. Il personaggio era sgradevole ai limiti del disagio mentale e nonostante miei ripetuti segnali che non ero interessato alla sua conversazione (testa china sul libro, cuffie nelle orecchie) continuava a chiedermi cosa avrebbe dovuto fare se l’aereo era in ritardo. In frontiera a Newark ha tentato di incollarmisi addosso, ma io l’ho parzialmente sfangata.
  • La cosa peggiore di tutte, a parte l’attesa infinita alla Malpensa, i ritardi, la mancata coincidenza a Newark e l’arrivo a casa dopo mezzanotte, dopo piu’ di 24 ore di viaggio, e’ stato il problema alle orecchie: come spesso accade sono stato assalito da bacilli di svariato tipo al mio arrivo in Italia e un po’ come un indigeno portato in Spagna da Colombo ho abbozzato e curato un mega raffreddore meglio che potevo. Mi sembrava di essere in via di recupero il giorno della partenza per il Canada, ma all’atterraggio a Newark non sono riuscito a compensare. Dolore della madonna, soprattutto all’orecchio sinistro, orecchie tappate, udito attutito, rumori strani. Dopo svariati e sofferenti tentativi sono riuscito a sbloccare entrambe le orecchie. Atterrando a Toronto il tutto si e’ ripetuto. Vado a letto. Il giorno dopo mi sento un po’ sfasato, sara’ il fuso, ma mi sembra di aver bisogno di sciogliere i chili di muco che devo avere in giro. Vado in farmacia, cerco un mucolitico, lo prendo. La situazione non migliora un granche’, anzi. Il dolore inizia a farsi sentire sempre di piu’ e la sensazione di avere un tappo di damigiana nell’orecchio sinistro e’ sempre piu’ forte. Il giorno dopo ancora, San Silvestro, mi convinco ad andare in una Walk-in Clinic dove ci rechiamo spesso e il mio dottore preferito mi dice che ho un “baro-trauma”: in pratica per via del muco la compensazione non e’ andata a buon fine e la pressione ha danneggiato temporaneamente il timpano. Devo prendere un mucolitico e un corticosteoride per via nasale. Ci vorranno 14 giorni. Va bene. Inizio a prepararmi per la serata tra amici ma il peggioramento e’ inesorabile. Disdico la serata e verso le 9 di sera me ne vado mesto in un’altra Walk-in Clinic. Una dottorina un po’ incerta e di fretta dice che ho un’infezione e mi da’ una botta di antibiotici e un analgesico da cavallo. Svengo a letto con l’analgesico. Inizia un fischio permanente all’orecchio e una sensazione come di indolenzimento di tutta l’area, che prende anche il collo. Sono intontito ma resisto. Lunedi’ riesco a vedere una specie di otorino, che dice che non ho un’infezione e di avere pazienza, ci vorranno anche fino a 8 settimane. Il fischio continua. La debolezza impera. Che botta. Che palle.

Nel frattempo c’e’ stata la prima nevicata seria, piu’ o meno 15 cm, seguiti da spalata d’ordinanza. L’inverno e’ ufficialmente iniziato. Suppongo che rivedro’ l’erba sui prati non prima della fine di marzo.

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