Pubblicato da: thinkingbox | 1 febbraio 2011

La leggenda delle braccine corte

Mia moglie e qualche amico/collega sostengono che io abbia le braccine corte corte, che come tutti sanno e’ la nemesi delle mani bucate. Diciamo che sono oculato. O se preferite un pessimo consumatore. Se fosse per me le economie consumistiche mondiali collasserrebbero su se stesse. Quando decido di comprare qualcosa in realta’ poi ci vogliono mesi e mesi di ulteriore indecisione e superficiali ricerche. Non ho idea di cosa sia un acquisto di impulso. O meglio difficilmente i miei acquisti di impulso superano il pacchetto di cicche o il caffe’. E poi devo sempre gestire i sensi di colpa che mi dicono che potrei ottenere lo stesso prodotto a una frazione del prezzo se comprato al supermercato porcellino o preparato a casa. Dato un bisogno X, e’ rarissimo che il mio acquisto sia di qualita’: di solito vado per il prodotto meno costoso, a volte prendendo tranvate colossali. Curiosamente fa eccezione l’hardware della Apple, chissa’ perche’. Ah beh, anche il cibo. Guanti invernali. Ok, qualcosa qua e la’, non sono proprio un pezzente assoluto.

Comunque, e’ da qualche settimana che penso di prendere delle cuffie wireless. L’utente principale ne sarebbe A., che ogni tanto insiste a voler vedere dei cartoni animati sulla televisione mentre noi ci guardiamo il telegiornale sul computer. Le cuffie che abbiamo hanno il filo corto e A. ha gia’ stabilito svariati record mondiali di distanza minima dallo schermo televisivo, dopo aver piegato e reso inservibile lo spinotto di un’altra cuffia. Non va bene. Allora mi sono baloccato con l’idea delle cuffie wireless. Ce ne sono di prezzi molto diversi tra loro, diciamo a partire da suppergiu’ $50. Ma se ne possono spendere anche $500 per delle Sennheiser. Rimugino per giorni.

Poi ieri l’illuminazione. Non ho realmente bisogno di cuffie wireless. Un’estensione del filo e’ piu’ che sufficiente, per l’uso sporadico che se ne fa. Indubbiamente le cuffie wireless sono molto piu’ carine, ma NON CI SERVONO! $7 per 3.5m di cavo sono piu’ che sufficienti. E l’ho preso da Canada Computers ovviamente, il mio spacciatore di hardware a basso prezzo preferito. Evvia, un altro crollo dell’economia.

Nel frattempo la rivista di automobilismo dello Star ha pubblicato un articolo e un po’ di foto sul viaggio alla James Bay. Sono totalmente affascinato. Se guardate la mappa, non sono mai andato molto piu’ a Nord di Huntsville (almeno in Ontario, in Quebec siamo arrivati fino a Tadoussac anni fa) e solo d’estate. Mi piacerebbe molto un viaggio invernale, per il sollucchero della mia famiglia. Altrimenti prima o poi riusciro’ a farmi spedire a Yellowknife per un paio di giorni dalla mia azienda. Un mio collega e’ appena andato per l’apertura della stagione delle Ice Roads: il software che gestisce la schedulazione dei camion per rifornire le varie miniere l’abbiamo fatto noi. Non era troppo freddo: -25C di massima, con wind chill a -43C. 🙂 La cosa piu’ pazzesca in assoluto e’ la totale mancanza di umidita’ nell’aria: da quelle parti ci sono un 30 cm. di neve che di solito cadono a settembre e rimangono giu’ fino a giugno: per il resto, secco assoluto. Diceva il mio collega G.: “Appena metti piede all’esterno sembra che qualcosa ti risucchi fuori l’umidita’ dalla pelle”. Sfortunatamente per lui e’ stato nuvoloso per i tre giorni della sua permanenza e quindi niente aurora boreale.

Parliamo appunto del tempo, dopotutto siamo in terra anglofona. E’ tornato il gran freddo, dopo una settimana piacevole intorno ai -2C. Domenica mattina -18C, mi sembrava di essere a Colfosco, ma senza Sassongher. Dovrebbe continuare a far freddo per qualche giorno. C’e’ una strana inversione termica per cui a Sud fa freddo (va molto peggio negli Stati Uniti) e a Nord fa caldo: non mi ricordo piu’ dove ma parecchio a Nord hanno dovuto chiudere una scuola perche’ faceva troppo caldo! Alcuni azzardano che sia una conseguenza del global warming che sta alterando le correnti che tipicamente tengono, si fa per dire, l’aria fredda a Nord.

Domenica sera si sentiva gia’ che la temperatura era cambiata. E gli animali si fanno vedere. Sono andato a riaccompagnare a casa la baby sitter di A. e M. e sulla via di ritorno ho visto un procione aggirarsi tranquillo sul vialetto di una casa, a pochi metri dalla mia macchina: non ha fatto una piega, per nulla impressionato dal rumore. Era chiaramente alla ricerca di cibo, ovvero spazzatura. L’ho guardato per qualche secondo: non era molto grande e doveva essere monco o con un problema a una zampa anteriore tale da non fargliela appoggiare in nessun modo. Mi sono ricordato dei procioni di Lucy. Il primo mese e mezzo di permanenza in Canada, 5 anni fa, alloggiavo presso un B&B la cui padrona, Lucy per l’appunto, e’ una simpatica ma autoritaria signora di origine maltese. Una delle prime sere mi chiama in cucina, mi dice di sedere davanti alla porta finestra e di non fare rumore. Mette fuori due ciotole con cereali, croccantini per gatto e cose cosi’. Chiude le porta finestra e nel giro di due minuti arrivano due procioni spettacolari: una mamma e un cucciolo. La mamma e’ enorme e anche il piccolo e’ bello cresciuto. Entrambi hanno una pellicciotta bella folta, capisco perche’ riescono a sopravvivere all’aperto tutto l’inverno. Ci metto un po’ a recuperare la mascella che mi era caduta sul pavimento e a lubrificare le cornee dopo che le palpebre mi si erano bloccate in posizione spalancata.

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Responses

  1. […] digitale, entry level per la Yamaha. Purtroppo non si poteva piu’ rimandare, e nonostante il mio profondo dolore, mi sono rassegnato e l’ho comprato. A. e’ molto contento, ma forse io, con il mio […]


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