Pubblicato da: thinkingbox | 5 settembre 2011

Il Labour Day e l’art. 18

Il Labour Day marca la fine dell’estate e l’inizio della scuola: sia in Canada che negli Stati Uniti ogni anno la scuola inizia il giorno dopo il Labour Day, che casca sempre il primo lunedi’ di settembre. La festa preferita da tutti i genitori del continente, che finalmente mandando a scuola i figli recuperando un po’ di sanita’ mentale. Ah, e ovviamente negli States si dice Labor, non Labour.

Di fatto il Labour Day e’ una versione ormai apolitica ed edulcorata del primo maggio. E’ curioso notare come il primo maggio, nonostante abbia avuto origine da eventi negli Stati Uniti, e’ una celebrazione ignorata da questa parte dell’oceano. Nell’immaginario collettivo rimane legata alle megaparate militaresche dell’Unione Sovietica, probabilmente a causa del suo legame con l’Internazionale Socialista.

L’origine del Labour Day in Canada e’ da attribuire a uno sciopero dei tipografi a favore di una settimana lavorativa di sole 58 ore! Non riesco neanche a immaginarmelo. 10h di lavoro al giorno, ovviamente 6 giorni lavorativi su 7.

Questo mi da’ la scusa per parlare anche dei recenti aggrovigliamenti del governo italiano riguardanti il famigerato articolo 18. Non ho particolare interesse a commentare la specificita’ del decreto legge, ma mi preme sottolineare come io negli anni abbia cambiato idea in proposito. Mi sono sempre considerato uno strenuo difensore dell’articolo 18, fino a che non sono venuto in Canada. Bisognerebbe spiegare a lungo e per bene, ma per intanto:

  • Visto dal Canada il mercato del lavoro italiano e’ immobile, stantio e totalmente privo di opportunita’ e questa e’ una differenza enorme => il lavoro precario e’ marginale rispetto a quello a tempo indeterminato e i lavori a progetto sono realmente tali, ovvero dei progetti che hanno un inizio e una fine ed eventualmente possono essere prolungati o diventare permanenti, ma nessun datore di lavoro si sognerebbe di mascherare un lavoro a tempo indeterminato sotto forma di sequenza infinita di lavori a progetto
  • La recente crisi economica non ha creato grandi sconquassi in Canada, diversamente da quanto e’ successo e continua a succedere negli Stati Uniti => dico questo soltanto per sottolineare come la flessibilita’ del mercato del lavoro non sia solo distruttiva nei momenti di contrazione economica
  • Il welfare canadese consente a chi rimane senza lavoro di ricevere una specie di sussidio per 1 anno (o anche meno, se uno trova lavoro prima) sotto forma di una percentuale significativa dell’ultimo stipendio e in funzione dei contributi versati in precedenza
  • Non solo, lo stesso tipo di programma aiuta anche chi e’ rimasto senza lavoro a mettere in piedi attivita’ in proprio, offrendo finanziamenti in parte a fondo perduto, in parte a tasso agevolato

Quando parlo di queste cose immancabilmente S. marca le sue differenze con me, ricordandomi che se uno vuole fare qualcosa per l’Italia il problema non e’ l’articolo 18 in se’ o quantomeno non solo quello. Se rendi flessibile il mercato del lavoro, dice S., devi contemporaneamente bilanciare le tutele, ad esempio agendo sul welfare. Sono d’accordo ovviamente, ma dal mio punto di vista il problema e’ legato all’urgenza della situazione attuale: il declino del sistema Italia sembra inarrestabile e bisogna fare qualcosa subito, adesso, ieri potendo. Se questo significa iniziare dall’abolizione dell’articolo 18, ebbene io penso che la sinistra debba farsi coraggio e affrontare il problema con determinazione. E lo dico partendo da un punto di vista omologo, non di certo antitetico. La miopia della CGIL sul tema mi sembra sconcertante, comprensibile solo superficialmente. Com’e’ possibile non vedere dove sta portando questa chiusura mentale?

Vabbeh, in modo molto anglosassone alleggerisco il tutto virando sul tempo. Sembra quasi che anche il tempo abbia voluto marcare la fine dell’estate: siamo passati dai 38 gradi di humidex di ieri ai 15 reali di adesso. Quasi quasi tra un po’ vado a prendere la legna e accendo il fuoco.

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Responses

  1. sono d’accordo su tutto. Abbracci. Papà

    • Mi inquieta un po’ che tu sia d’accordo su tutto… 😀


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