Pubblicato da: thinkingbox | 22 ottobre 2012

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Riporto un commento che ho ricevuto in forma piu’ o meno privata al mio post precedente:

La densità. Sono ossessionato dal fatto che siamo in troppi e tutti vogliamo mangiare dalla stessa greppia. L’Europa produce troppo di tutto, comprese le case. Non c’e’ più spazio per nulla. Figuriamoci per reinventarsi. Infatti chi lo fa va in Asia, in sud America o nel nord della Norvegia ma sa che se volesse poi tornare non troverebbe più lo spazio che ha lasciato. Sarebbe letteralmente un DROPOUT.

Intanto mi tocco e spero che le cose non stiano proprio cosi’, non si sa mai,  e poi mi sembra che in realta’ la situazione sia un po’ piu’ complessa.

Da una parte c’e’ un bisogno: un’azienda X che ha bisogno di assumere una persona per fare un certo lavoro che richiede una professionalita’ relativamente elevata. Da un’altra un plotone di candidati, a diverso titolo piu’ o meno qualificati. Cosa succede in Canada?

Intanto non puoi fare domande personali al candidato, per cui se hai di fronte una donna non puoi chiedere se ha figli o se e’ sposata. La cosa e’ presa molto seriamente e influenza sia come la gente scrive il curriculum che come poi viene intervistata. Ad esempio, io non posso mettere un annuncio per un “neo-laureato”, ma posso indicare in linea di massima un numero di anni di esperienza => a volte nei curriculum non c’e’ nemmeno l’anno della laurea e fare una domanda del genere e’ al limite della causa civile. Non solo: la laurea conta relativamente e se una persona non e’ laureata ma ha un’esperienza equivalente, e’ assolutamente lo stesso. Praticamente la laurea non ha valore legale se non per particolari professioni (e.g.: per fare il medico devi avere una laurea in medicina). Viceversa, in presenza di una laurea pesa molto da quale universita’ uno provenga. Devo ammettere che la cosa ha un senso.

Inoltre, non e’ possibile nemmeno chiedere il sesso di una persona (nel caso in cui non fosse evidente). Non e’ possibile chiedere quanti anni hai e nessun curriculum riporta la data di nascita. Non solo: mai nel corso della vita lavorativa ti possono essere chieste queste informazioni. In compenso, non c’e’ niente di male se per certe professioni ti viene richiesto un test tossicologico per verificare che tu non assuma sostanze psicotrope regolarmente. 🙂

Quando uno ha a che fare con un immigrato non puo’ chiedergli la nazionalita’: l’unica cosa che conta e’ avere uno status in regola per lavorare in Canada, ma poi oltre quello non si puo’ andare. E in certe professioni, come nello sviluppo del software, la maggioranza delle persone che ci lavorano non e’ nata in Canada e parla con un accento piu’ o meno forte. Nessuno ci fa piu’ caso, basta riuscire a comunicare in modo efficace.

Queste regole sono tutt’altro che una facciata. Io stesso, tarato culturalmente sull’Italia, ho dovuto eliminare alcuni elementi/considerazioni/domande dai miei colloqui, anche se magari erano solo per iniziare la conversazione e non certo per discriminare in base alle risposte.

Veniamo al caso specifico di SP. Vista la distanza, ha fatto tutti i colloqui remotamente, tramite Skype (per cui ci siamo visti sin dal primo momento). Anche tutti i nostri corposi test tecnici sono stati condotti remotamente, condividendo il desktop di un computer attraverso VNC. Alla fine abbiamo fatto un’offerta a SP e gli abbiamo pagato un viaggio per venire a trovarci, firmare e finalmente conoscerci di persona. Su un pool totale di quasi 200 candidati abbiamo fatto 4 offerte di lavoro, 2 rifiutate e 2 accettate, piu’ o meno in linea con la mia esperienza da entrambi i lati dell’oceano. Dico questo per spiegare che non abbiamo assunto SP per un atto di bonta’, ma perche’ era il migliore, meglio di gente dietro l’angolo e con una storia meno strana. Mi e’ stato detto che sono ben poche le aziende disponibili a fare quello che facciamo noi, ma nessuno si e’ stracciato le vesti: ci siamo basati su dati piu’ o meno oggettivi anziche’ su sospetti bislacchi e considerazioni conformiste.

Poi vedo la vicenda del parroco che ha osato non usare la forma giusta con il prefetto e mi cascano le braccia. Di idioti arroganti ce n’e’ anche da questa parte dell’oceano, ma di li’ mi sembra che ormai siate oltre livelli accettabili. Non accettate piu’ niente.

Tornando a bomba, quindi e’ questo il famoso pragmatismo anglosassone, o no? In realta’, non ne ho la piu’ pallida idea: mi sembra semplicemente buon senso. Quello che mi sembra incredibile e incomprensibile e’ il contrario: il pregiudizio, il sottostare a un formalismo inefficiente che non ha piu’ senso e motivo di essere. Notare che il mio non e’ di certo un punto di vista morale e virtuoso: nei fatti una societa’ moderna non si puo’ piu’ permettere baggianate di questo tipo se vuole sopravvivere in modo efficiente.

Alla fin fine credo che gran parte di questo atteggiamento derivi dalle origini delle societa’ anglosassoni costruite fuori dall’Inghilterra: fondamentalmente basate sulla tolleranza religiosa e costituite da persone che nei secoli sono sfuggite a persecuzioni religiose in Europa. Ho il sospetto che questo germe iniziale abbia poi messo in movimento un meccanismo che ancora oggi nel bene e nel male funziona o che comunque ha segnato fortemente alcune regole non scritte alla base di queste societa’.

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